KaguyaMonte Fuji- foto tratta da Pixabay

Tra le tante leggende che affollano la narrativa popolare giapponese, emerge quella di Kaguya. La principessa splendente

Amore, morte, mistero s’intersecano in questa leggenda, di autore ignoto e risalente addirittura al X secolo. Una leggenda, legata fortemente alle tradizioni popolari giapponesi e che ha per protagonista la bellissima Kaguya hime, la principessa splendente.

kaguya-generata-dallAI-1 Kaguya hime e la sua antica leggenda
Kaguya-foto generata dall’AI

Il Giappone e il suo fascino

Sarà per quel suo contrasto tra innovazioni tecnologiche, talvolta avveniristiche, e remote tradizioni che permangono nel tessuto sociale, ma il Giappone stupisce, affascina.

Una terra che, con i suoi paesaggi risplendenti di colori, crea suggestioni uniche, tali da indurci all’ascolto di narrazioni popolari intrise del tipico orgoglio del popolo di questa Nazione, gelosa custode della sua millenaria cultura, delle sue tradizioni.

Ed é proprio dall’ascolto di tali leggende che emerge la grande spiritualità di questo popolo pervaso dal sacro fuoco del mistero.

Un mistero che ci coinvolge nel momento in cui approdiamo in questa terra, così moderna, ma anche così bella. Con i suoi colori, con i suoi paesaggi millenari, con la gentilezza della sua gente, il Giappone ci proietta quasi in una dimensione altra, dove realtà e fantasia si integrano sino a creare la storia magica di questo Paese del sol levante.

La leggenda di Kaguya

Ed é in questa atmosfera magica che ascoltiamo rapiti la storia leggendaria di Kaguya, una bimba trovata per caso in un giorno perso nel tempo da un tagliatore di bambù. Una bimba tanto piccina da poter esistere nella cavità di un bambù.

Di certo un ritrovamento che stupì l’anziano Taketori no Okina, il quale, non avendo figli, decise di portare nella propria dimora la bimba. E da quel momento la sua vita cambò.

Okima infatti cominciò a trovare quotidianamente in ogni bambù che tagliava mucchietti d’oro. E, in breve tempo, divenne ricchissimo.

Kaguya, quindi crebbe negli agi, circondata dall’amore di Okima e di sua moglie e divenne in breve una fanciulla di leggendaria bellezza.

Una bellezza che attirò tantissimi pretendenti, tra i quali molti principi, ma Kaguya sembrò essere insensibile alle loro ricchezze e, per liberarsene, sottopose i malcapitati a delle prove impossibili. Cosa che fu accettata dai pretendenti, pur di ottenere la sua mano.

Ricorsero ad ogni sotterfugio con l’intento di superare la prova loro imposta, ma tutto si risolse nel nulla, perché furono miseramente scoperti.

Kaguya e l’imperatore

La notizia della disfatta degli ultimi pretendenti, tutti blasonati, giunse alle orecchie dell’imperatore, che, incuriosito, volle conoscere la fanciulla. Fu amore a prima vista.

Ma Kaguya non volle accettare neanche un uomo così potente. Questi però non si arrese e decise di averla ad ogni costo, giungendo al rapimento. La fanciulla circondata dagli uomini dell’imperatore svanì nel nulla, facendo chiaramente intendere la sua vera origine. Kaguya non era di questo mondo.

Tornata nella sua casa, dopo alcuni giorni la giovane rivelò al padre di aver scontato la sua pena sulla Terra e che era giunto per lei il momento di tornare nella sua casa. La Luna.

Immaginabile lo sconforto di Okima che chiese aiuto all’imperatore. Questi mandò circa duemila uomini per impedire tale circostanza, ma d’improvviso una luce abbagliante illuminò il cielo ed esseri celestiali scesero per portare via Kaguya

Preda del rimpianto per la vita che aveva condotto e, comunque, conquistata dall’imperatore la giovane scrisse due dolci lettere. Una per il padre e l’altra per l’imperatore a cui donò anche l’elisir dell’immortalità.

Il dolore dell’imperatore

Quando l’imperatore lesse la lettera della sua amata cadde in uno stato di profonda malinconia che lo portò a non accettare l’elisir.

Nel suo isolamento al Palazzo, scrisse un poema nel quale dichiarava di rinunciare all’immortalità, perché la vita, senza Kaguya non avrebbe avuto senso.

Consegnò ad un suo fido servitore sia l’elisir che il poema e gli ordinò di portarli sulla montagna più alta del paese. Quella più vicina alla Luna.

Il messaggero, scortato dall’esercito, eseguì l’ordine, dopo essere salito sulla vetta della montagna più alta. Bruciò sia l’elisir che il poema e, da quel giorno, secondo i racconti popolari, quella montagna prese il nome di Fuji, ovvero l’immortale.