Un piccolo museo della periferia romana è scrigno del Rongorongo, uno dei misteri della cultura Rapa Nui
Sembra che l’Isola di Pasqua (Rapa Nui) voglia custodire gelosamente i suoi misteri. Li rende inaccessibili anche agli studi più approfonditi dei ricercatori. Non solo i suoi Moai con la loro maestosità, ma anche la scrittura dei suoi abitanti ( Rongorongo) è tutt’ora un mistero irrisolto.
L’attuale lingua rapanui è una lingua austronesiana del ramo polinesiano che utilizza l’alfabeto latino importato dagli europei. Ma è lo spagnolo la lingua ufficiale, in quanto l’isola è dipendente amministrativamente dal Cile.
Un mistero celato nella scrittura
L’origine della lingua autoctona dell’isola è però un’altra. Anticamente gli abitanti di Rapa Nui utilizzavano un proprio sistema di scrittura detto Rongorongo.
Si tratta di un sistema di glifi, scoperto nel XIX secolo grazie al rinvenimento sull’isola di tavolette in legno che riportavano questa scrittura. Le incisioni sono molto profonde e sono state probabilmente realizzate con stili di ossidiana molto taglienti o con denti di squalo.

Le immagini riproducono spesso figure umanoidi con armi molto lunghe, in varie posizioni, ma anche animali, piante e figura geometriche.
La scrittura è ad andamento bustrofedico inverso, cioè scritto in direzioni alternanti, da sinistra a destra e viceversa, ad ogni rigo. Il che significa che per leggerlo bisogna ruotare di 180 gradi la tavoletta alla fine di ogni rigo.
Le congetture degli studiosi
Gli studiosi sono giunti a questa conclusione osservando e seguendo la direzione delle teste delle figure umane rappresentate. Non si hanno infatti elementi per risalire alla origine esatta di questa scrittura.
La tradizione orale vuole che i leggendari fondatori della civiltà rapanui, provenienti dalle isole polinesiane, abbiano introdotto sull’isola questa lingua, portando alcune tavolette dalla loro terra di origine. Tuttavia, non ci sono prove certe di questa teoria.
Il rongorongo sarebbe quindi il risultato di uno sviluppo indipendente, avvenuto sull’isola, senza la contaminazione di altre culture. A differenza delle altre popolazioni polinesiane che invece non avevano sviluppato alcun sistema di scrittura.
Queste tavolette, insieme ad alcune iscrizioni su statue in legno e su alcune pietre, sono le uniche prove dell’esistenza di questa scrittura. La datazione di questi reperti è difficile da stabilire. Difficile è anche stabilire il periodo in cui questa scrittura venne inventata.
La nascita della agricoltura e della civiltà rapanui viene fatta risalire al 1200, quindi la invenzione del Rongorongo è posteriore a questa data, ma sicuramente anteriore al 1650.

Uno dei glifi rappresenta infatti una palma che sull’isola si estinse in quell’epoca.
Lo sterminio
I conflitti interni, le epidemie, le incursioni schiaviste del XIX secolo furono causa di sterminio della popolazione nativa in grado di leggere e scrivere il Rongorongo. La società rapanui fu sconvolta. Le tavolette andarono distrutte perché utilizzate come legno da ardere in seguito al disboscamento dell’isola.
L’uso di questa scrittura così scomparve e i pochi nativi, rimasti sull’isola di Pasqua, non furono più in grado di leggerla e scriverla.
Nel 1864 Eugène Eyraud, un sacerdote missionario sull’isola appartenente alla Congregazione del Sacro Cuore di Gesù e Maria, riportò la scoperta di una tavoletta con incisioni in Rongorongo.
Durante il suo primo soggiorno, Eyraud osservò che in ogni casa c’erano tavolette di legno ricoperte di “geroglifici”, oggi noti come Rongorongo, ma che gli isolani non sapevano più leggerli e vi prestavano scarsa attenzione.
Fu il primo a scoprire le tavolette che giacevano nelle capanne degli abitanti dell’isola fra la legna da ardere. Altre tavolette vennero poi portate in salvo da missionari e studiosi recatosi sull’isola.
Oggi sono sopravvissute soltanto 26 tavolette, solo alcune di origine autentica e in buone condizioni. Custodite in vari musei e collezioni private di tutto il mondo, nessuna di queste è però rimasta sull’isola di Pasqua.
Un mistero da custodire
Le prime quattro tavolette che furono ritrovate furono portate da Eugène Eyraud a Roma. Oggi queste tavolette sono custodite in un piccolo museo a Val Cannuta, periferia romana, il Museo della Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, allestito nella sede della Congregazione.
Il museo è stato istituito per conservare e valorizzare le testimonianze provenienti dalle missioni sparse in tutto il mondo, specialmente dall’America Latina e dall’Oceania.
L’itinerario museale offre al visitatore oggetti e reperti etnografici, databili dal XIX al XX secolo. Inoltre, include una pregevole collezione etnografica della Polinesia e dell’Isola di Pasqua. Fra queste spiccano, per il loro valore storico-culturale, le quattro tavolette di Rongorongo. Una di queste, la Tavoletta Mamari, sembra rappresentare delle falci di luna. Tanto che è stata attribuita ad essa un significato astronomico, una sorta di calendario lunare.
Per il modo in cui i glifi sono disegnati si pensa che la scrittura abbia più un significato simbolico che fonetico. Ma quello che più colpisce l’occhio del visitatore è il Rei Miro, un caratteristico pettorale in legno a forma di mezzaluna.
Simbolo di prestigio e di autorità, era indossato da donne e uomini di alto rango durante cerimonie civili e religiose. Le sue incisioni rappresentano simboli e figura antropomorfe, espressioni artistiche tra le più raffinate e rare della cultura rapanui.
Il Rei Miro è anche simbolo della identità dell’isola, raffigurato rosso su campo bianco troneggia sulla bandiera nazionale.
Conclusioni
Numerosi tentativi sono stati fatti per capire e decifrare la struttura dei glifi, nessuno però è riuscito ad interpretarne il significato.
Una delle opinioni degli studiosi è che il Rongorongo non sia una vera e propria espressione di scrittura, piuttosto una proto-scrittura ovvero un sistema mnemonico, alquanto limitato, per esprimere concetti su temi di genealogia, coreografia, navigazione, astronomia o agricoltura.
Altri invece ritengono che si tratti di una forma di scrittura completa. In questo caso Il Rongorongo sarebbe una delle poche invenzioni indipendenti di scrittura esistenti al mondo.
Bruno Matacchieri
