Città medievale dall’aspetto elegante, austera e ovattata, Cremona ci parla con la musica dei suoi violini
Adagiata in piena pianura padana, al confine tra Emilia e Lombardia, Cremona accoglie il visitatore con l’eleganza medievale del suo centro storico, pronta a raccontarci la sua fama mondiale.
Il suono dei suoi violini sembra accompagnarci tra i vicoli silenziosi, rispettosi e riverenti verso il visitatore, rapito da una sonorità eccelsa. Ma è nel Museo del Violino che ci si sente trasportati in una dimensione nuova, quasi ultraterrena.
Persi nella storia e nella musica
Lì si è circondati da strumenti che da oltre quattrocento anni hanno allietato l’orecchio umano di musica immortale. Ciascuno di loro, dalla sua elegante vetrina, illuminata da luce tenue, ci sussurra la sua storia, ricca di gloria e di successi.#Museo del violino

Il museo ci racconta la storia del violino che prese la sua forma,( come lo vediamo oggi), tra il 1550 e il 1600, nella bottega della famiglia Amati.
Nobile e illustra famiglia di liutai, gli Amati, per ben quattro generazioni, tra il 1520 e il 1740, crearono la reputazione di Cremona come centro italiano della liuteria. Nel ‘600 la bottega fiorì sotto la direzione di Nicolò Amati, membro più illustre della famiglia, che per oltre 60 anni, fino alla sua morte nel 1684, fu il più famoso liutaio al mondo, superato in seguito solo dal suo migliore allievo, Antonio Stradivari.
L’emozione
Aggirandosi tra le bacheche di cristallo della sala 5 del museo, denominata “lo scrigno dei tesori”, ci si imbatte nei più famosi e ricercati violini di tutto il mondo. Troneggiano le opere dei grandi liutai da Amati a Guarnieri, fino a Stradivari per poi arrivare agli innovatori dell’Ottocento.
Ma, di fronte al famoso violino “Il Cremonese”, costruito da Antonio Stradivari nel 1715, la sosta è d’obbligo, quasi mistica, in un sacrale silenzio che ci trascina in una realtà trascendente.
Il decennio 1710-1720 è definito il “periodo d’oro” del grande liutaio cremonese, per la qualità e la quantità di strumenti costruiti. Il 1715, in particolare, è un anno molto ricco e ad esso appartengono non meno di sei violini unici e insuperabili per qualità acustica.
Il Cremonese
“Il Cremonese”, conosciuto per lungo tempo come il “Joachim”, è un violino di grande formato, dalle eccezionali qualità acustiche, realizzato con un fondo in un unico pezzo d’acero di straordinaria bellezza, esaltata dalla luminosità e trasparenza della vernice arancione. La storia di questo violino è complessa e poco chiara.
Nel 1715 il re di Polonia Augusto II, tramite il Maestro de’ Concerti di corte Jean Baptiste Volumier, commissionò ben 12 violini al maestro cremonese. Il musicista soggiornò a Cremona per ben tre mesi in attesa che il maestro terminasse la costruzione dei violini richiesti dal sovrano.
Dobbiamo pensare che erano gli anni universalmente riconosciuti della piena maturità di Stradivari. Era già un uomo di oltre 60 anni, artigiano ricco e famoso e i committenti della sua bottega erano re, principi, alti prelati e naturalmente i più grandi musicisti dell’epoca.
In quell’anno il numero di strumenti da lui costruiti fu veramente straordinario, aveva infatti portato a compimento il lavoro di ricerca e sperimentazione sviluppato nel corso di decenni di lavoro.
Gli anni successivi
Per circa 170 anni si persero le tracce del “Cremonese”, quando, nel 1889, venne acquistato da un apposito comitato per essere regalato al famoso violinista Joseph Joachim in occasione dei festeggiamenti per i suoi cinquant’anni di attività.
Fu in quella occasione che il violino prese il nome di “Joachim”. Nel 1903 il grande violinista registrò un brano musicale per l’etichetta “Gramophone Company” a Berlino, immortalandone per la prima volta la sua sonorità.
Poco prima della sua morte regalò al nipote il suo prezioso cimelio. Fu solo nel 1959 che il preziosissimo violino, per volere del Direttore del Museo Civico di Cremona che lo acquistò, fece ritorno alla sua città natale.
Il nome venne modificato in “Il Cremonese”, a sottolineare lo stretto vincolo che legava lo strumento alla sua città. Ma l’attività del museo non si ferma alla sola esposizione di questi cimeli. I violini continuano a vivere e vengono utilizzati per concerti nello splendido Auditorium Giovanni Arvedi.

Situato all’interno del Museo del Violino, l’Auditorium è un gioiello di ingegneria acustica, ricavato nell’originale Salone delle Adunate di Palazzo dell’Arte.
Fu progettato dal famoso architetto giapponese Yasuhisa Toyota ed è rinomato per la sua forma ovale e i rivestimenti in legno di acero. Al fine di esaltare il suono degli strumenti.
Lì, tutta la fantasia, suggestionata dalla osservazione di questi strumenti, si trasforma in realtà, il loro suono giunge alle nostre orecchie soave e armonioso, consentendoci di apprezzare quella sonorità che ancora oggi affascina i più grandi violinisti del mondo.
Bruno Matacchieri
