storiaBy State of South Carolina - http://media2.s-nbcnews.com/i/MSNBC/Components/Video/__NEW/n_lw_Fscboy_140121.jpg, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=37356937

Una storia terribile, quella di George Stinney, morto sulla sedia elettrica a soli 14 anni, perché ritenuto colpevole di omicidio

Indimenticabile il caso di George Stinney jr., condannato a morte nella Carolina del Sud a soli 14 anni, dopo un processo sommario e una sentenza arrivata dopo appena 10 minuti! Una storia che riapre le polemiche sulla pena di morte, a tutt’oggi esistente in alcuni Stati americani.

Giustiziato il 16 giugno del 1944, solo nel 2014 la giudice, Carmen Muller, annullò la condanna, ritenendola non valida a causa dell’iniquità del processo avuto da George, ma non volle aprire un nuovo processo.

I fatti

Il ritrovamento dei corpicini di due bambine di 11 e 7 anni, Betty June Binnicker e Mary Emma Thames, sconvolse il piccolo centro urbano di Alcolu, nella Carolina del Sud. Una cittadina apparentemente tranquilla, ma pervasa da quello spirito segregazionista che era endemico nell’America dell’epoca , specie nel Sud.

Le bimbe furono ritrovate con il cranio fracassato in un fosso la mattina del 23 marzo 1944, dopo una notte di ricerche.

Tanti i gruppi che parteciparono a queste ricerche e, tra gli uomini, anche di colore, vi fu George sr, operaio in una segheria di Alcolu, nonché padre di 4 figli, tra cui il piccolo George.

L’arresto

I fatti che seguirono sono, ancora oggi, avvolti da una cortina di silenzio.. L’unico dato certo é che si procedette con una immediatezza sorprendente all’arresto del piccolo George, basandosi escluisvamente sulla dichiarazione dello sceriffo del luogo. Questi infatti annunciò di aver avuto una confessione di colpevolezza da George jr che, a suo dire, avrebbe portato gli ufficiali di polizia al ritrovamento dell’arma del delitto. Un pezzo di ferro debitamente celato.

Il colpevole, dunque, era stato trovato ed era un nero! Poco importava che fosse un ragazzino minuto, di appena 14 anni. Era giusto così per l’opinione pubblica dei bianchi residenti ad Alcolu.

Le condizioni di vita dei neri

Non era facile la vita per i neri ad Alcolu. Vivevano in case rigorosamente separate da quelle dei bianchi, in un’area ben distinta della cittadina, senza alcuna possibilità d’integrazione. Persino le scuole e le chiese erano separate!

In una realtà del genere, il ritrovamento dei corpi delle bimbe, avvenuto nella zona dei neri, fu per i bianchi un indizio evidente della colpevolezza del piccolo George.

Il processo

In realtà la condanna di George, come appare evidente, era già avvenuta prima ancora che iniziasse quel processo che rappresenta una macchia indelebile nei sistemi di giustizia statunitensi.

George fu interrogato senza che vi fossero i genitori, né tanto meno un avvocato. Inoltre non vi alcuna copia scritta dell’interrogatorio. Nessuna prova attendibile, solo la testimonianza di tre poliziotti.

George rimase in carcere per 81 giorni, durante i quali non potè mai incontrare i propri genitori, né vedere un proprio legale. Poi, il processo.

Tutto si svolse con una celerità inaudita. In un giorno fu costituita la giuria. Tutti bianchi. Fu trovato, sempre nello stesso giorno, un avvocato d’ufficio per il presunto colpevole che non presentò alcun testimone e non ricorse in appello. Furono ascoltati i tre poliziotti che produssero testimonianze spesso contraddittorie e lacunose. E, infine, dopo appena 10 minuti di Camera di Consiglio, la sentenza: colpevole.

La condanna? la peggiore. Morte sulla sedia elettrica

I genitori del piccolo chiesero la grazia al governatore  Olin D. Johnston, supportati da un’Associazione per la salvaguardia dei diritti dei neri, ma fu tutto inutile.

Dopo 70 anni

Ci vollero 70 anni perchè, per iniziativa dello storico George Frierson e di alcuni avvocati, il caso fosse ripreso in esame. Si giunse a chiedere un nuovo processo, anche perché nel frattempo un bianco sul punto di morire confessò di essere stato lui l’autore del delitto.

Ma la giudice, Carmen Muller, non ritenne opportuno farlo. Si limitò infatti ad annullare la condanna per l’iniquità del processo subito dal piccolo George. Né ritenne valida la confessione del presunto colpevole, probabilmente estorta. Inoltre, non avendo avuto avvocati validi, i suoi diritti, stabiliti dal VI enemendamento della Costituzione americana, erano stati ignorati.

In sintesi la sentenza della Muller fu un capolavoro di ambiguità, perché non escludendo che il piccolo Stinney avesse potuto commettere il crimine, risultavano profondamente viziati l’accusa e il processo, sottolineando altresì che l’esecuzione di un 14enne costituiva una punizione ‘crudele e inusuale’. Quindi proibita ai sensi dell’VIII emendamento della Costituzione statunitense.

L’esecuzione

In quel tragico 16 giugno del 1944, dopo aver visto per l’ultima volta i suoi genitori, andò incontro alla morte con un libro della Bibbia sotto il braccio. Un libro che sarebbe servito come base per sollevarlo all’altezza dei ganci della sedia .

Geoge era infatti piccolo di statura ed estremamente minuto, tanto che si staccò, subito dopo la prima scossa, la maschera che avrebbe dovuto ricoprigli il viso. Fu un immagine terribile per i presenti, un’immagine che forse rimase indelebile nei loro occhi e nelle loro coscienze.

Ci vollero altre due scosse per porre fine a quell’agonia durata ben 4 minuti. Quattro minuti di insana crudeltà per giustiziare un bambino di 14 anni

Irma Saracino