Anthony Graves durante un evento in una chiesa di Spring, in TexasAntony Graves, october 2017-Ginkgo100, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Condannato a morte in Texas, dopo 18 anni, Anthony Graves é stato liberato. Era innocente

Una storia terribile, quella di Anthony Graves, una storia tra le tante, fatta di abusi, di ingiustizie e soprusi, ma soprattutto di discriminazione razziale.

Ben 18 anni trascorsi nel braccio della morte, in Texas. Ben due volte messo a morte per un crimine mai commesso. La sua principale colpa? Quella di essere un afroamericano del Texas.

La vicenda

Era il 18 agosto del 1992 quando l’allora 26enne Anthony Graves fu tradotto in carcere con l’accusa di aver partecipato, in qualità di complice, alla strage compiuta da Robert Carter, agente di polizia penitenziaria. Una strage che sconvolse l’opinione pubblica, costata la vita a 6 persone.

Poi, un processo sommario, privo di prove concrete, falsato anche nel pregiudizio nei confronti degli afroamericani e basato esclusivamente sulla testimonianza di Carter, che lo accusò di aver partecipato alla strage da lui compiuta.

La condanna, emessa nel 1994, fu terribile. Condanna a morte con iniezione letale.

I giudici furono inamovibili anche di fronte all’evidente mancanza di prove concrete e per lui si spalancarono le porte del famigerato carcere di Polunsky Unit of Livingston.

Per il giovane Anthony iniziò l’inferno

Il racconto di Graves

Video girato all’interno del braccio della morte- una realtà ancora esistente

La lotta per la libertà

Non c’era spazio per la vita, né tanto meno per la speranza in quella cella in cui la fatica maggiore era proprio continuare a vivere.

Erano in molti in quel carcere che annullava la dignità, portando l’uomo alla pazzia. In tanti si suicidavano, in tanti divenivano folli.

Anthony Graves trascorse 18 anni, forse i più belli della vita di un giovane, chiuso in quella cella. Per ben due volte rischiò di andare a morire, ma l’ esecuzione fu rinviata.

Poi, inspiegabilmente, arrivò quella mano tesa a salvarlo, da lui tanto agognata. Fu Nicole Casarez, una docente dell’Università di St. Thomas, a credere in lui, nella sua innocenza.

Docente di giornalismo, probabilmente nel corso di un’inchiesta sulla situazione delle carceri e sulle condizioni dei detenuti nel braccio della morte, Nicole ascoltò attentamente la storia di Anthony e, animata da quella sete di giustizia e di verità che é propria del vero giornalista, unitamente ai suoi allievi, decise di approfondire il caso.

Anni di indagini

Iniziarono indagini approfondite da parte della docente e dei ragazzi del suo corso. Indagini dalle quali emersero una quantità considerevole di falsità e spergiuri tali da fare annullare, solo nel 2006,  il processo dalla Corte federale d’appello del Quinto circuito.

Ma, malgrado questo provvedimento Graves non fu scarcerato. Passarono altri 4 anni e solo con Kelly Sielger, nuova esponente della pubblica accusa, si decise di porre termine a questa vicenda giudiziaria che certamente non giovava all’immagine del sistema giudiziario statunitense.

Anthony Graves, finalmente, fu scarcerato e ricevette, come ricompensa per i 18 anni trascorsi in carcere, una notevole somma di denaro. Ma quegli anni di vita nessuno glieli avrebbe più potuto restituire.

Una nuova vita

Da quel momento Anthony divenne un attivista impegnato nella riforma del sistema giudiziario statunitense.

Rese pubblica la sua esperienza con conferenze in scuole ed università. Scrisse un libro in cui raccontò l’orrore subito e, ancora oggi, é impegnato ad assistere i condannati a morte, accusati di colpe non commesse, fornendo loro anche assistenza legale.

Anthony oggi é un uomo nuovo, ma la memoria non può cancellare i 18 anni vissuti all’interno di quella cella, anni che nessuno potrà più restituirgli.

Irma Saracino