a RomaImmagine tratta da Pixabay

In un angolo nascosto, nei pressi della piramide Cestia, a Roma, un piccolo cimitero racchiude storia e intelletto

All’ombra della Piramide di Caio Cestio, a Roma, adiacente al colle Testaccio, il Cimitero degli acattolici, meglio conosciuto come il “Cimitero degli artisti e dei poeti”, conserva le salme di quattromila persone che dormono l’ultimo sonno.

Sono cittadini di confessione protestante o greco-scismatica che hanno trovato sepoltura dal 1748. Un’epoca in cui, secondo la legislazione ecclesiastica dello Stato Pontificio, nessun acattolico poteva venire inumato in chiesa cattolica o in terra benedetta.

Col tempo l’accoglienza è stata estesa anche a cittadini di altre religioni ed eccezionalmente ai cattolici che richiedevano una sepoltura accanto ad un loro congiunto di diversa confessione.

La zona

La zona dove sorge il cimitero è sempre stata dominata dall’imponenza della Piramide di Caio Cestio, suo mausoleo funebre che troneggia dal 18 a.C.

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La piramide Cestia- foto di Bruno Matacchieri

La leggenda narra che Caio Cestio avesse disposto, nel suo testamento, che gli eredi gli innalzassero il suo sepolcro in 330 giorni, pena la perdita della ricca eredità.

Gli eredi si affrettarono ad eseguire la disposizione testamentaria a tal punto che sembra completassero l’impresa con qualche giorno di anticipo.

Il Testaccio

Il colle Testaccio, come suggerisce il termine stesso mons testaceus, (monte fatto di cocci), è costituito dall’accumularsi, nel corso dei secoli, di cocci di scarto di anfore olearie e vinarie provenienti dall’attività portuale dell’antica Roma.

Nel Settecento e fino ai primi dell’Ottocento questa area faceva parte di una zona della città chiamata i prati del popolo romano”. Abbondavano le osterie e i ritrovi di prostituzione e si tenevano feste campestri che, dal loro carattere lascivo e licenzioso, non contribuivano certo al suo buon nome.

La mancanza di una valida recinzione al cimitero fino al 1870 aveva consentito a balordi e ubriachi la facile profanazione delle tombe che spesso venivano anche depredate.

Non è facile, anzi è impossibile, avere notizie precise sulle persone sepolte nel cimitero. I registri sono incompleti e l’archivio dell’Amministrazione, relativo al periodo antecedente alla Seconda Guerra Mondiale, è andato perduto.

I grandi del passato

Molti sono i pittori, scultori, poeti, politici e diplomatici che qui riposano e di molti paesi. Da Keats a Shelley, da Gramsci a Napolitano, da Lindsey Kamp a Dario Bellezza, da Camilleri a Von Humboldt.

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Tomba di Camilleri- foto di Bruno Matacchieri

Le loro tombe sono suggestive e parlano di loro, delle loro opere, delle loro vite, delle loro idee e del loro intelletto.

Le tombe di Keats e Shelley sono pellegrinaggio di tanti inglesi. Sembra infatti che la breve vita di questi due poeti e la loro tragica morte attirino i visitatori non meno dei loro scritti.

Quando nell’inverno del 1821, Keats, che abitava a piazza di Spagna, sentì avvicinarsi la morte, mandò il suo fedele amico Severn a vedere il luogo dove sarebbe stato sepolto. Questi gli raccontò che le violette bianche e azzurre, le margherite e gli anemoni crescevano liberamente tra le tombe. Allora il grande poeta si rallegrò e disse: “mi pare già di sentire come i fiori mi crescano sopra”.

Nel 1786 Goethe visitò questo cimitero. Lo trovò suggestivo e pieno di poesia. E scrisse: “Oh quanto sono felice a Roma, lasciami qui Giove, e Hermes potrà condurmi più tardi, oltre il segno di Cestio, silenziosamente fino all’Orco”.

E quando nel 1830 il figlio August, l’unico dei suoi cinque figli sopravvissuto in età adulta, morì a quaranta anni a Roma di vaiolo, volle farlo seppellire in questo luogo da lui tanto decantato.

Per non dimenticare i grandi politici

Tra le tombe di politici quella di Antonio Gramsci è sicuramente la più visitata, il padre del Partito Comunista Italiano ci riporta ai momenti bui dell’Italia fascista. Morto nel 1937 prematuramente, all’età di 46 anni, nelle prigioni fasciste, Gramsci è stato vittima ed eroe al tempo stesso per il suo pensiero ancora vivo ai nostri giorni.

Lui riportò in tempi moderni il concetto filosofico greco di “egemonia” come capacità di direzione intellettuale e morale di una classe, differenziandolo dal “dominio” come esercizio coercitivo della politica.

Dario Bellezza

Fra le croci bianche e i cipressi intrecciati dall’edera si giunge alla tomba di Dario Bellezza, dove ti accoglie una scritta sulla lapide “Addio cuori addio amori, foste i benvenuti, gli adorati ascoltati meno”.

Scrittore e poeta di grande talento, non riuscì a ribellarsi alla sua depressione e cantò con i suoi versi la morte come “…empia invenzione di qualche Dio ingiusto, non il grande Iddio misericordioso”.

Considerato l’ultimo decadente, la sua vita e la sua sofferenza, il dolore di vivere la sua diversità contestando il conformismo borghese, sono diventate poesia. Il suo è stato il percorso di un uomo contrastato, un “profeta” come alcuni lo hanno definito.

L’ultima speranza

Sopra l’arco dell’ingresso principale del cimitero una scritta a grandi lettere “resurrecturis”, “coloro che risorgeranno”, accoglie il visitatore.

Il termine è un segnale di speranza o di attesa strettamente legato al significato cristiano della resurrezione e alla celebrazione dei defunti.

È qui, in uno dei cimiteri più suggestivi del mondo, che il visitatore, stanco si può sedere tra lapidi annerite dal tempo ed altre bianche di nuova pietra. Qui può riposarsi e riflettere, qui i pensieri alati di coloro che in silenzio riposano possono giungergli all’animo per nutrire il suo pensiero.

Qui è la speranza. Speranza nella cultura come guida futura dell’umanità.

Bruno Matacchieri

Di Bruno Matacchieri

medico psichiatra, scrittore, esperto di opera lirica